domenica 5 novembre 2017

Dove vanno le nuvole


[Articolo didattico: di cosa si tratta?]


LIVELLO PRINCIPIANTI

“Ho una tale sfiducia nel futuro che faccio i miei progetti per il passato” 
(Ennio Flaiano)

Dove vanno le nuvole” è un documentario sull’immigrazione in Italia. Il regista è Massimo Ferrari. Il film ci mostra quattro storie:

  • Domenico Lucano è il sindaco di Riace, un paese della Calabria. Domenico ha usato delle case abbandonate per ospitare dei migranti. Molti immigrati adesso lavorano insieme alle persone di Riace: hanno portato nuovo lavoro e nuova vita nel paese.
  • Antonio è un professore di Storia e Filosofia. Nella sua casa di Treviso il professore ospita sei rifugiati. Per il suo impegno sulla questione dell’integrazione, Antonio ha ricevuto un premio dal Presidente della Repubblica.
  • Maurizio è il presidente della Cooperativa “Case a Colori” di Padova. I richiedenti asilo della cooperativa, insieme a turisti e a italiani, aiutano quando c’è un’emergenza sul territorio. Ad esempio hanno aiutato a ricostruire delle case dopo un terremoto.
  • A Bologna c’è un gruppo teatrale che si chiama “Cantieri meticci”. Durante questi laboratori i migranti possono esprimere i loro problemi, i loro bisogni e le loro idee più facilmente: il linguaggio del teatro è più diretto e immediato; il teatro può essere una terapia per loro.

“Il presente è vostro; il futuro, per il quale sto realmente lavorando, è mio.” 
(Nikola Tesla)

È possibile convivere in pace? Se io sono bianco e tu sei nero, se io sono africano e tu italiano, possiamo essere amici? Quando due popoli sono molto diversi, possono vivere insieme? Queste sono le domande del documentario. La risposta è che affrontare la diversità è difficile ma una soluzione si può trovare. Anzi, tante soluzioni! L’Italia è piena di possibilità, di opportunità e di risorse in questo senso.
Gli italiani sono curiosi, amichevoli e hanno tanta fantasia. Stereotipi? Non sempre: potete guardare voi stessi il film. Gli esempi positivi sono importanti, non solo perché sono belli; un esempio positivo può indicare una via, una strada, un cammino.
Che cosa succede quando iniziamo a camminare insieme?

“Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.” 
(Alan Kay)

Davide d’Amore

Documentario: documentary, short film 
Mostrare: to show [sth] 
Ospitare: to host [sb] 
Migrante: migrant 
Immigrato: immigrant 
Rifugiato: refugee 
Questione: issue, matter 
Richiedente asilo: asylum seeker 
Laboratorio: workshop 
Affrontare: to face [sth] 
Essere pieno di: to be rich in [sth] 
Succedere: to happen 

PILLOLA COMUNICATIVA

Il verbo “potere” e l’espressione di possibilità o impossibilità

  • È possibile = espressione neutra: presenza di possibilità (“è probabile”)
  • Non è possibile = espressione neutra: assenza di possibilità
  • Si può fare → “forse è possibile, non sono sicuro ma magari sì”; “devo lavorare e faticare, ma c’è speranza”.
  • Non si può fare “assolutamente no, negativo”; “sono convinto che non c’è nessuna possibilità”; “è difficile”.
  • (Tu) ce la puoi fare “dai, è possibile! Coraggio!”; “con l’impegno e lo sforzo, tu puoi avere successo” [frase esortativa, motivante].
  • (Noi) ce la possiamo fare! “dobbiamo lavorare insieme, è il solo modo!”; “io aiuto te e tu aiuti me, e alla fine riusciamo” [frase esortativa, motivante].
  • (Io) posso…? domanda cordiale, cortese: “ho la possibilità di fare/dire/avere… qualcosa”? “Posso passare”? “Posso andare in bagno”? “Posso parlare”? “Mi scusi, posso avere un panino e una bottiglia d’acqua”?
  • (Tu) puoi…?  [Formale: (lei) può…?] ho bisogno di te / di una tua azione: “(tu) mi dai un aiuto”? “Per favore, puoi riparare la mia bicicletta”? “Puoi uscire dalla stanza”?
  • Non puoi / non potete…! è vietato, proibito, è contro la legge / contro le regole.
  • Io posso (fare qualcosa) “certo, non c’è problema, so fare questa cosa, faccio io”.
  • Io non riesco (a fare qualcosa) mi dispiace, non sono capace, non so come fare questa cosa.
  • Io non posso (fare qualcosa) io so fare questa cosa ma adesso non posso: non ho tempo / ho altri impegni / non sono qui… 
  • «Domani vieni?» «Può darsi, può essere» “forse vengo”; “non lo so”; “chissà”; “chi lo sa”; “probabilmente” (più sì che no) / “difficilmente” (più no che sì) / “forse, magari” (c’è qualche possibilità). 

E attenzione: il tono della voce e il contesto sono importanti:

  • “No, aspetta, sul serio? Non è possibile…” esprime sconcerto, perplessità, incredulità: “non posso credere a quello che dici, sembra impossibile”; “è troppo strano / assurdo / brutto per essere vero…”; “non ci credo, forse hai sbagliato”…
  • “Ancora?! Ma non è possibile!” esprime rabbia, contrarietà, sconforto: “questa cosa è successa di nuovo! Basta, sono stufo!”; “non ho più voglia, non posso sopportare di più”!

Bene, per oggi può bastare 😉

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