domenica 8 luglio 2018

Il condizionale


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LIVELLO AVANZATO

"Ogni volta però, appena rispondeva il centralino, decidevo di non farlo. La sera, seduta in poltrona – davanti a me il vuoto e intorno il silenzio – mi interrogavo su cosa fosse meglio. Su cosa fosse meglio per te, naturalmente, non per me. Per me certo sarebbe molto più bello andarmene con te accanto.
Sono sicura che se ti avessi avvisato della mia malattia, tu avresti interrotto il tuo soggiorno in America e ti saresti precipitata qui. E poi? Poi magari io sarei vissuta ancora per tre, per quattro anni, magari in sedia a rotelle, magari istupidita e tu, per dovere, mi avresti assistito. Lo avresti fatto con dedizione ma, col tempo, quella dedizione si sarebbe trasformata in rabbia, in astio. Astio perché gli anni sarebbero passati e avresti sprecato la tua giovinezza; perché il mio amore, con l'effetto di un boomerang, avrebbe costretto la tua vita in un vicolo cieco. Così diceva dentro di me la voce che non voleva telefonarti. Non appena decidevo che aveva ragione lei, subito compariva nella mia mente una voce contraria. Cosa ti sarebbe successo, mi chiedevo, se al momento di aprire la porta, invece di trovare me e Buck festanti, avessi trovato la casa vuota, disabitata da tempo? Esiste qualcosa di più terribile di un ritorno che non riesce a compiersi? Se ti avesse raggiunto laggiù un telegramma con la notizia della mia scomparsa, non avresti forse pensato a una specie di tradimento? A un dispetto? Visto che negli ultimi mesi eri stata molto sgarbata con me, io ti punivo andandomene senza avvisarti. Questo non sarebbe stato un boomerang ma una voragine, credo che sia quasi impossibile sopravvivere a una cosa del genere."

Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro

Ho scelto di analizzare i verbi al condizionale, perché tale modo ricorre con frequenza; esso viene usato soprattutto per indicare un evento o una situazione che ha luogo solo se è soddisfatta una determinata condizione. Eccone alcuni usi.

Esprimere un’opinione personale
“Tu avresti interrotto il tuo soggiorno in America e ti saresti precipitata qui.”

Definizione
Il condizionale è uno dei modi del verbo. Spesso considerato in relazione con il congiuntivo dalla grammaticografia italiana ed europea (Sgroi, 2004), può essere definito dal punto di vista morfologico, semantico, sintattico e pragmatico-testuale.

Definizione morfologica
Il condizionale è un’innovazione delle lingue romanze, essendo formalmente assente in latino (in cui il congiuntivo assolveva le funzioni sia del congiuntivo italiano propriamente detto sia del condizionale). Per quanto concerne la struttura formale, le forme del condizionale presente hanno le stesse desinenze (-rei, -resti, -rebbe, -remmo, -reste, -rebbero) per le tre coniugazioni (-a-re, -e-re, -i-re), mentre la vocale tematica è diversa: -e- per la prima e la seconda coniugazione, -i- per la terza. Quindi:


Morfologicamente, il condizionale è uno dei sette modi formalmente distinti del verbo italiano; in particolare è uno dei quattro modi finiti delle coniugazioni (insieme con indicativo, congiuntivo e imperativo), che specificano tempo (presente o passato), persona (prima, seconda e terza) e numero (singolare o plurale), in opposizione ai tre modi non finiti (infinito, participio e gerundio).
Le regole di coniugazione di questo tempo ricordano molto da vicino quelle del futuro semplice. Come nel caso del futuro, in alcune forme verbali della coniugazione in -ere, può verificarsi la caduta della e tematica: il risultato sarà vedrò/vedrei al posto di vederò/vederei. Similmente, avremo: avrei, cadrei, potrei, dovrei, saprei ecc. Lo stesso riguarda il verbo andare (andrei). Il fenomeno riguarda in linea di massima i verbi in cui la -e- tematica è accentata (potére, potrei; ma scrìvere, scriverei).
In rumeno il condizionale si compone con l'ausiliare avere aş, ai, ar, am, aţi, ar accompagnato dall’infinito del verbo nella formazione del conditional (senza la particola a), ad esempio: aș mânca, ai mânca, ar mânca, am mânca, ați mânca, ar mânca – il condizionale presente del verbo mangiare – a mânca.
Le analogie tra condizionale e futuro persistono tra tutte le diverse forme irregolari dei verbi, compresi quelli in -are (farò/farei; darò/darei, starò/starei;) e si ritrovano nelle particolarità ortografiche dei verbi regolari che terminano per -gare, -care, -giare o -ciare (avremo ad esempio pagherò/pagherei; mangerò/mangerei). Del resto, il futuro è un tempo assai vicino al condizionale presente tanto per la formazione quanto per il suo significato ed i suoi sviluppi storici; tuttavia in rumeno non ci sono problemi di genere, perché il futuro si forma con il verbo ausiliare coniugato al futuro Voi / vei / va / vom / veţi / vor + infinito del verbo, ad esempio: voi mânca, vei mânca, va mânca, vom mânca, veţi mânca, vor  mânca; mentre per il condizionale si userà la forma del presente ().

Discorso indiretto libero
Il condizionale nel discorso indiretto libero (in cui cioè la voce del narratore coincide con quella del personaggio), in seguito alla cancellazione del verbum dicendi che regge la completiva al condizionale con valore di futuro nel passato, quest’ultima diventa frase principale al condizionale: “Per me certo sarebbe molto più bello andarmene con te accanto.”

Esprimere eventualità o "non realizzabilità"

Il condizionale passato è la forma composta del modo condizionale, il quale indica situazioni ed eventi considerati solo come potenziali e subordinati ad una condizione (al posto tuo avrei fatto diversamente). Viene chiamato altresì condizionale composto, anche se la dicitura di condizionale passato è più corrente. Oltre ad indicare eventi non più possibili, nella lingua italiana, viene usato per indicare il futuro nel passato. Questa forma verbale si coniuga combinando le forme del condizionale presente degli ausiliari avere o essere con il participio passato del verbo in questione.

La differenza tra il condizionale presente ed il condizionale passato viene illustrata, dalla grammatica tradizionale, seguendo criteri temporali. Secondo questa interpretazione, il condizionale esprimerebbe una possibilità passata, e in questo si distinguerebbe dal condizionale presente: “Per me certo sarebbe molto più bello andarmene con te accanto. Sono sicura che se ti avessi avvisato della mia malattia, tu avresti interrotto il tuo soggiorno in America e ti saresti precipitata qui.” La differenza tra avresti interrotto e sarebbe consiste nel fatto che mentre la prima forma indica un'eventualità non realizzata o non realizzabile, la seconda non ha la funzione di indicarne necessariamente l'impossibilità; sintetizzando, il condizionale passato indica un'eventualità la cui realizzazione non è più possibile al momento dell'enunciazione. La caratteristica di indicare il futuro nel passato è particolarmente evidente nelle regole della concordanza dei tempi, che regola la selezione del tempo nella proposizione subordinata; meno spesso il futuro nel passato viene espresso con l'uso del condizionale passato anche nella principale: “gli anni sarebbero passati e avresti sprecato la tua giovinezza; perché il mio amore, con l'effetto di un boomerang, avrebbe costretto la tua vita in un vicolo cieco.”
Per il resto, gli usi del condizionale passato ricalcano, con caratteristiche temporali (o aspettuali) proprie, quelli del condizionale presente. È chiaro che per ragioni logiche, non sarà possibile formulare un consiglio, dato che il momento dell'enunciazione è anteriore al momento di un ipotetico avvenimento: “avresti interrotto, saresti precipitata, sarei vissuta, avresti assistito, avresti fatto, avresti sprecato, avrebbe costretto, sarebbe successo, avresti forse pensato, sarebbe stato.”

Ipotesi e posteriorità nel passato

In rumeno condizionale passato si forma dall‘ausiliare avere aş, ai, ar, am, aţi, ar  aggiungendo l’ausiliare essere FI e il participio passato del verbo da coniugare. Ciò significa che il condizionale perfetto sarà composto da tre forme verbali: aş fi mancat, ai fi mancat, ar fi mancat, am fi mancat, aţi fi mancat, ar fi mancat – il condizionale passato del verbo mangiare – a mânca.  Il condizionale passato (detto anche condizionale composto) si usa per esprimere: un’ipotesi o una supposizione relativa ad un’informazione di cui non si è sicuri, attraverso quello che viene definito “condizionale di dissociazione”.
Un altro uso frequente del condizionale è quello di esprimere la posteriorità nel passato, ovvero per dire che, dopo un evento verificatosi nel passato (rispetto al momento in cui si parla o si scrive), ne è avvenuto un altro. Per fare un esempio: “Cosa ti sarebbe successo, mi chiedevo...”

Periodo ipotetico

La caratteristica di indicare un evento non reale o impossibile rende il condizionale adatto all'uso nel periodo ipotetico (nella proposizione principale, detta apodosi). A seconda del contesto, la forma del condizionale, insieme a quella del congiuntivo imperfetto o trapassato, indicherà un avvenimento più o meno probabile, oppure irreale: “Sono sicura che se ti avessi avvisato della mia malattia, tu avresti interrotto il tuo soggiorno in America e ti saresti precipitata qui.” La regola cara alla tradizione scolastica ("dopo il se è ammesso solo il congiuntivo imperfetto") ha valore limitato esclusivamente alla subordinata nel periodo ipotetico irreale (laddove il congiuntivo indica l'ipotesi-condizione nella subordinata, mentre il condizionale si usa nella reggente per esprimere la conseguenza). L'uso del condizionale è invece possibile se la forma indica l'evento sottoposto a una condizione, senza quindi sostituire il congiuntivo.

Periodo ipotetico della possibilità
Qui il condizionale nella apodosi (cioè, la frase reggente al condizionale presente) esprime ciò che può realizzare a patto che si verifichi la condizione espressa dalla protasi (cioè, la frase subordinata al congiuntivo imperfetto introdotta dal se): “Sono sicura che se ti avessi avvisato della mia malattia, tu avresti interrotto il tuo soggiorno in America e ti saresti precipitata qui.”

Periodo ipotetico dell’irrealtà
Il condizionale passato nell’apodosi si riferisce ad un evento impossibile, perché non può più verificarsi la condizione indicata dal congiuntivo trapassato nella protasi: “Poi magari io sarei vissuta ancora per tre, per quattro anni, magari in sedia a rotelle, magari istupidita e tu, per dovere, mi avresti assistito.”
Il condizionale (presente e passato) con valore potenziale ricorre in frasi apparentemente dipendenti, in realtà frasi principali (coordinate) introdotte da congiunzioni testuali (cfr. Sabatini & Coletti 2007). Per es.: cosicché, sicché («così» «cosa»: valore consecutivo): “Cosa ti sarebbe successo, mi chiedevo, se al momento di aprire la porta, invece di trovare me e Buck festanti, avessi trovato la casa vuota, disabitata da tempo?”

Pătroi Manuela

Esercizi per allenarsi col condizionale: